PERU'

Bologna, 30/11/2000

Tutto nasce da un agenda per gli appunti regalata da una ragazza ad un ragazzo prima della partenza per un viaggio.

Sulla prima pagina c’era scritto:

Ciao amore mio, ho appena iniziato a scriverti e mi manchi già tanto.
Non pensare però di liberarti così facilmente di me, ti seguirò anche solo con il pensiero per tutto il tragitto del “faticosissimo” viaggio…
Quando tornerai mi farai vivere con te, attraverso i racconti, le foto, e gli “appunti” questa meravigliosa avventura.
Ricordati sempre che ti amo, un bacio caldissimo, (può sempre fare comodo), dalla tua dolce metà.

Perù, 01/12/2000

Durante uno spostamento in pullman le pagine di quel libricino hanno iniziato a riempirsi.

Leggendo e rileggendo queste righe, un vortice di emozioni, sentimenti, desideri, sale inarrestabile dal profondo del cuore, immediatamente al mio fianco il tuo spirito si materializza.
Ogni passo che faccio, ogni pasto che consumo, ogni sorso che bevo, è come se lo condividessi con te, ti sento tanto vicina.
In queste frasi che hai scritto su questo simpatico libretto degli appunti, mi hai trasmesso una sensazione nuova, un ulteriore chiave di lettura del verbo amare, mi sento vuoto lontano da te.
Spero nelle pagine seguenti di poterti trasmettere i sentimenti di cui mi hai riempito la vita.
Scusa per la calligrafia e la forma magari non troppo corretta, ma in pullman, tra curve e scossoni non si riesce a scrivere meglio.

 Partiamo dall’inizio.

 

Lasciato l’aeroporto di Lima, come ormai consuetudine di precedenti esperienze, seguiamo la prima persona che ispira fiducia senza contrattazione alcuna e ci accordiamo per l’indomani. Raggiungiamo l’hotel, consigliato dall’agenzia, percorrendo una strada panoramica vista mare. Una piacevole sorpresa, anche se giunti in camera il tanfo delle federe e delle lenzuola, arriva direttamente al naso: Pesce marcio! Ci chiediamo ridendo e scherzando, con buon spirito di adattamento, se realmente le avevano lavate in spiaggia.
La prima serata la trascorriamo nella piazza principale di Miraflores, il quartiere residenziale unica zona tranquilla di Lima. Il posto è pieno di persone accorse numerose ad una manifestazione popolare sul genere “festa dell’unità”, ci fermiamo in uno dei primi locali ai margini della strada.
Sono completamente “spastato” per via del cibo consumato tra i vari aerei cambiati nella traversata transoceanica.
Non mangio niente, non tocco vivande, anche se penso che con te a fianco la storia sarebbe stata differente. Lo penso guardando sull’altro lato della strada dove un maestoso e scintillante McDonald’sierge imponente quasi a volersi staccare dal contesto circostante. Un mega cartellone pubblicitario evidenzia l’offerta di un “Mcnifica” il panino assaggiato per la prima volta in quel di Merida.
Dopo qualche drink abbandoniamo il locale. Girovagando per la piazza scopriamo che il vero fulcro del quartiere, si trova appena dieci metri più avanti, nella via soprannominata “della pizza” in quanto strabordante di pub e di pizzerie.
Dopo una sopralluogo veloce, ripieghiamo in camera con la dichiarazione del grande aneddoto: “l’orgoglio peruviano”.

Perù, 02/12/2000

Ore 10.00 ci viene a prendere la ragazza dell’agenzia e inizia una lunga “lotta” tra domanda e offerta sulle escursioni. Alla fine scegliamo un compromesso accettabil, un mezzo tour e due voli aerei alla cifra di 370$ invece dei 695$ del pacchetto completo. Verso le 14.00 partiamo, il pullman è stratosferico, due piani con wc, stereo, tv e chi più ne ha, più ne metta. Guardando dai finestrini, si vede il deserto che si estende desolato da un lato ed il mare sconfinato dall’altra, sento la tua presenza al mio fianco, sono passati pochi km. e dormi già serena, poi mi giro, e a dormire, c’è solo Stew. Dopo quattro ore giungiamo a Pisco dove abbiamo il pomeriggio a disposizione. Gli asciugamani e le lenzuola puzzano ancora di pesce marcio, forse il problema nasce dal tipo di detersivo usato. Alla sera ceniamo in un ristorante del centro, ma purtroppo anche a questo giro sono “spastato” perché nell’attesa del passaggio per Pisco io e Stew abbiamo mangiato una frittura gigante di pesce che ancora nuota nel mio stomaco.
Aiutiamo la digestione con qualche bicchiere di rhon.

Perù, 03/12/2000

Sveglia alla 7.00, si inizia a fare sul serio. Dopo una buona colazione continentale, il pulmino ci conduce al porto del paese di Parancas dove ci imbarchiamo, tra pescatori e cormorani, su di una imbarcazione locale.
La barca è tranquilla, quindi posso omologare l’escursione anche per te, amore. Il susseguirsi delle emozioni è un crescendo strepitoso. Per primo s’incontra il “candelabro” una figura scolpita nella roccia, assolutamente da contemplare in compagnia Per secondo si raggiungono le isole Balletas, dove vive una colonia numerosissima di leoni marini. Navigando tra le isole, essi si mostrano simpatici e giocherelloni, alcuni si pavoneggiano al sole, assumendo improbabili pose, altri nuotano e saltano fuori dall’acqua vicino alla nostra imbarcazione. Mi si stringe il cuore guardando una coppia di giovani inglesi che osservano eccitatissimi, mano nella mano, le evoluzioni dei grandi mammiferi, e tu sai benissimo quale mano vorrei stringere io. Le sorprese non sono finite però, avvicinandoci ad un altro isolotto, scopriamo un’altra colonia, non di leoni marini, ma di pinguini. Le foto si sprecano, vige la legge dello scatto libero. Rientriamo con piena soddisfazione ben evidente sul volto. Ritorniamo in paese euforici e tra una birra e l’altra, attendiamo il passaggio per Nazca. Il pullman è ancora di categoria eccezionale, ci sistemiamo nei primi tre posti del piano superiore. Il sole è già nella sua parabola discendente, la poca luce e l’impegnativa giornata, favoriscono una dormita generale. Arriviamo a Nazca, in pieno deserto, a sera tardi, decidiamo di cenare nella pizzeria di fronte all’hotel per non avventurarci in improbabili ricerche. Proviamo la pizza e mettiamo la prima x sulle cose da non mangiare. Ancora in debito di ore di sonno ripieghiamo nel letto.

Perù, 04/12/2000

Stavolta sono le 8.00, un orario finalmente abbordabile. Ci dirigiamo all’aeroporto, per l’escursione alle famose linee di Nazca, attraversando un paese devastato dal terremoto, si ha come una sensazione d’impotenza di fronte alla forza della natura. Attendiamo parecchio tempo sotto un sole cuocente prima di salire sul piper. Il pilota è un misto di cicatrici e ustioni che non promettono nulla di rassicurante. Salendo sull’aereo, e sistemando la cintura sto pensando a te, questa prova è meglio saltarla a piedi pari come si suol dire, perché dopo lo speed boat in Taylandia, l’idrovolante alla Maldive, la jeep sulle impervie strade di Creta, non siamo neanche alla metà dell’adrenalina attuale. In questo volo s’incontrano vuoti d’aria in continuazione, il pilota gira intorno alle figure con manovre di avvitamento impugnando il microfono con una mano e il volante con l’altra. Gli strumenti suonano come impazziti, il primo disegno, “la balena” me lo perdo senza batter ciglio, preoccupato solamente dalla situazione generale. Dopo qualche minuto di assestamento inizio a inquadrare le figure con grande emozione, e mi esalto specialmente per quella più nitida, “il colibrì”. Dopo l’atterraggio, peraltro non particolarmente traumatico, se raffrontato al volo, raggiungiamo in fretta l’hotel per non perdere la coincidenza per Lima. Siamo ancora in pole position stravaccati nei primi tre posti del piano rialzato, di un altro torpedone extra lusso, spettacolo!
Lima stazione di Lima, dopo sette ore siamo nuovamente nella capitale, ci sistemiamo in un albergo vicino alla piazza. Ceniamo nella via della pizza dove finalmente consumiamo il primo piatto decente “filetto al pepe verde”. Tiriamo tardi, molto tardi, passando da un locale all’altro, da una birra alla successiva. Sempre con il tuo spirito a fianco, come nella notte di Bangkog prima della visita alla città imperiale, e domani ci aspetta Cuzco, aiutooooo!

Perù, 05/12/2000

Sbrando a ore 7.00, trauma da paura. In aeroporto sono talmente in crisi che mangio per colazione un “burghy” con patatine fritte prima di sdraiarmi sopra sui seggiolini liberi della sala d’attesa. Il nostro aereo è quasi vuoto, quindi possiamo proseguire il recupero fisico sistemati comodamente su tre file. Arrivati a Cuzco contrattiamo con uno dei tanti tassisti per farci portare ad un hotel tranquillo ovviamente “bastante baratto”. Non siamo ancora al massimo della forma, ma l’atmosfera coloniale di Cuzco e soprattutto i 3450 metri di altitudine generano una certa euforia. Lasistemazione proposta è un po’ lontana dal centro, ma è molto tranquilla ed economica e questo è quanto basta per scaricare i nostri zaini e salire in camera. Veniamo contattati direttamente da un operatrice turistica, ogni albergo ne ha una, e imbastiamo un programma di massima che raggruppi le meraviglie più significative della zona. Ci viene offerto anche il famoso “matè”, che vuoi per la psicologia, vuoi per chi sa cosa, dona nuovo vigore al gruppo. Sono le 12.30,l’energia è tale che decidiamo di partire immediatamente col programma citydelle ore 13.00. Durata 5 ore, “o la va o la spacca” è il motto del giorno. Il pulmino ci porta nella piazza, il primo pensiero mi riporta a te, sullo scenario di Antigua in Guatemala, un paese coloniale, rustico, di montagna, con il fascino inconfondibile del sud America. Il ciottolato per terra, imponenti cattedrali ad occupare due lati del “crescentone”, e pub, locali tipici, che ricordano alla lontana rifugi alpini sugli altri lati. E’ uno spettacolo, non vedo l’ora di godere di questo luogo in tua compagnia sorseggiando una birra in uno dei tanti terrazzi in legno che affacciano sulla piazza. Ma torniamo al tour, iniziamo dall’imponente cattedrale costruita dagli spagnoli, è straordinariamente ricca di capolavori, dagli altari ai quadri, dagli intagli in legno, che infiammano anche Stew solitamente distante, ai pavimenti. La guida è eccezionale, racconta qualsiasi cosa con entusiasmo trascinante. Le storie si susseguono numerose, ma queste te le racconterò di persona quando saremo mano nella mano davanti a questi stessi posti. Il secondo sito previsto nella visita è il tempio di Quirococha, ovverosia il tempio del sole di Cuzco, centro dell’impero inca. Sulle mura di questo edificio sacro è stato costruito un convento spagnolo che durante l’ultimo terremoto è crollato riportando alla luce le splendide mura dell’antica costruzione. Si possono notare la perfezione con cui sono intagliate e incastrate le pietre, sfido qualunque macchinario a raggiungere un tale risultato. La terza tappa è la fortezza di Sacsiwaman con le sue muramegalitiche, sono imponenti e incredibili, ma attenzione si sposta sulle condizioni atmosferiche che stanno repentinamente volgendo al peggio. Sono in maniche corte e giubbotto safari storico, quando in cima ad un terrazzamento della fortezza si scatena una tempesta di acqua e ghiaccio. La temperatura cala vertiginosamente, a Sandro si congela il “coppino” nel mentre che io e Stew distratti dall’incontro con un lama lo stordiamo di fotografie. Troviamo riparo dentro una tienda sita poco più in alto dell’area archeologica, e ci riscaldiamo con l’ormai fisso matè, bevanda ufficiale del tour. Scattano anche i primi acquisti alla faccia dei francesi, compagni di viaggio sul nostro pullman. Se c’eri tu, un buon merci non glielo risparmiava nessuno, il quarto appuntamento è il luogo sacro di Queko, una sorta di grotta naturale adibita a tempio, dove nasce il secondo grande aneddoto del viaggio; “l’acqua non va mai alla alta”, poi ti spiegherò nei dettagli, è un fatto tecnico. In questo sito c’è anche una pietra “sagrada”, una roccia fonte d’energia che ci porta all’apoteosi. Risalendo le scale della grotta, faccio notare a Sandro che la pila della fotocamera sta per esaurirsi e gli chiedo un ricambio. Ebbene in cima al masso incuriosito dai poteri della pietra sono ovviamente andato a cercare il contatto, e qui scatta il mistero, dopo l’unione con il masso, la pila era di nuovo al massimo del livello. Proseguiamo verso un altro sito dove preferiamo un po’ di shopping all’escursione, poncho e maglioni si rendono necessari vista la rigida temperatura, e portano me e Sandro abbigliati nei colori tradizionali a risalire in pullman tra gli applausi mentre Stew e i francesi o belgi, adesso non ricordo, tra i fischi e i buuuuuu. Giungiamo all’ultima tappa a 3850 metri di altezza, è freddissimo, c’è un tempio carino, con tanto di fontana dell’eterna giovinezza, dove, ci mancherebbe altro, beviamo abbondantemente. Le fotografie ormai si scattano senza controllo, per un attimo mi ritrovo solo ad immortalare una indio abbigliata con il suo tipico vestito, e in quel momento mi sale una fortissima sensazione, “mi manchi da morire”.
Al ritorno in città veniamo investiti da una grande euforia, non so se si tratta dell’altura, o dell’effetto matè, però nel giro di poco, riusciamo a perderci nelle vicinanze della piazza, a venir sequestrati da un tassista all’interno fella sua auto, ed infine sopraffatti dalle risate non riusciamo a chiedere informazioni in due agenzie turistiche. Alle 9.00 finalmente troviamo l’hotel dove crolliamo con un “a letto senza cena” dei più devastanti, anche in vista della giornata di domani con l’obiettivo principale delviaggio,“Machu Pichu”, sveglia ore 6.00.

Buonanotte amore mio.

Perù, 06/12/2000

La nostra operatrice turistica, molto professionale bisogna dire, ci accompagna alla stazione dove saliamo sul famoso treno andino, il primo impatto è preoccupante. Si fanno 100 metri in avanti, scambio, 100 metri in dietro, scambio, 100 metri in avanti, e così via per un ora, poi finalmente si parte lungo l’altopiano. Il panorama è molto suggestivo, penso alla potenza delle montagne che ci circondano, suggestionato dal libro che sto leggendo, “l’ultimo inca” con gli sciamani i “pacha mama” e quant’altro, lo sai che mi immedesimo sempre nelle storie. Dopo 4 ore si arriva ad Agua Caliente un paesino veramente unico, con tutti classici canoni da film, la strada, la ferrovia, il mercato, il fiume, tutti gli elementi si fondono in un unico insieme.Prendiamo un piccolo autobus per l’ascesa ai 2500 metri della città perduta, com’è anche chiamata Machu Pichu. Il panorama è mozzafiato, coinvolgente, a tratti vertiginoso, ma penso di omologartelo tranquillamente perché sedendo nei posti interni e seguendo i musicisti dal vivo nel loro piccolo concerto, uniti in un abbraccio fortissimo, non dovremmo avere problemi. Giungiamo ad uno spiazzo con ristorante, dove godiamo di 10 minuti di sosta prima di proseguire. Appena entrati nel sito, un impervia scalinata ci da il benvenuto, 10 soste sono poche per i non allenati, vedo persone passare vicino all’infartino, ma poi, raggiunta la sommità, ecco la mitica Machu Pichu, la città che prende il nome dal monte alle nostre spalle. Ci vengono proposte due scelte: la scalata della durata di circa un ora del picco antistante la città, o la visita della stessa.
Risposte: Sandro sulla prima opzione; “sarà vero!”
Stew; “ma sa dat!”
Io alzo la mano per la scalata poi ritratto pensando di approfittarne durante una tua sosta la prossima volta. A questo punto lascio il compito alle foto per documentarti la straordinaria forza che trasmette questo luogo. Dal primo punto panoramico saranno partiti 20 scatti identici. La visita prosegue tra storia e leggenda, nonostante la guida di oggi sia meno trascinante di quella del giorno precedente. Terminato il giro turistico ci dirigiamo verso l’ufficio informazioni per acquistare un poster celebrativo, ma la porta è chiusa. E’ la seconda volta in questa vacanza che perdo l’occasione per un buon acquisto poca spesa molta resa. Mi torna alla mente una tua tipica frase:lo compriamo dopo, lo compriamo alla fine del viaggio, vuoi che non ne troviamo più?
E regolarmente…
La verità è che ogni acquisto mancato è perso, perché doposubentrano riflessioni, difficoltà, dubbi e il “businnes” salta. Ci rifacciamo al mercato di Agua Caliente, dove scatta la contrattazione selvaggia, anche i ragazzi ci danno dentro tra ciondoli e collane. Riprendiamo il treno per il ritorno completamente “hippyzzati”. Mi ritrovo seduto davanti ad una coppietta di americani, la mente vola, è leggera, i pensieri fioccano, ad esempio l’amore cos’è? l’amore è tutto, l’amore è niente. L’amore è tante cose, da quelle importanti a quelle più futili gesti profondi, gesti banali. Potrei dire che Machu Pichu è bellissima, ma senza di te non è niente. Ma facciamo due passi indietro, fino alle 6.00 di questa mattina, dopo colazione risalgo in camera a prendere il cappello, torno nella hall e mi accorgo di aver scordato un'altra cosa. Via per l’ennesima volta su per le scale e di nuovo giù al rendez-vous con l’operatrice turistica pronta ad accompagnarci alla stazione. Ma manca ancora una cosa, l’agenda che mi hai regalato, e che mi son ripromesso di portare alla città perduta, sulla pietra sagrada per gustarmi le parole che hai scritto con tanto amore. Torno in camera, recupero l’agenda, la sistemo nella tasca laterale dei pantaloni e raggiungo nuovamente i ragazzi.
E siamo di nuovo al Machu Pichu, il tour della guida è finito e nonostante glielo avessi chiesto, non ci ha portato alla piedra sagrada. Mi faccio spiegare dov’è e parto alla ricerca tra scale, scalini, cunicoli e corridoi finché non raggiungo l’obiettivo. È grandissima, maestosa, posso finalmente appoggiarvi i palmi delle mani, tirar fuori l’agenda e leggermi le parole che hai scritto. Provo tanto amore, ti sento dentro, ti percepisco intorno, voglio trasmetterti le stesse sensazioni. Voglio darti tutto me stesso e l’amore che ho dentro, tu sei la ragazza della mia vita. Per completare il rito gusto uno dei baci (cioccolatini) che mi hai dato prima di partire, dolcissimo!. Alla stazione ci viene a prendere il taxista dell’aeroporto, ci riaccompagna all’hotel e ci da appuntamento per le 10.00 di sera. Dopo unacena che porta ad un altro “spasto”e due pub con taxista a sbafo, la sera finisce sul generis del film fuga di mezzanotte o tipo ai confini con la realtà. Meglio passare direttamente ad un nuovo giorno.

Perù, 07/12/2000

Ore 7.00 l’effetto fuso si sta affievolendo, con il frescolino (giazz) se così si può chiamare, si starebbe volentieri a letto, ma non c’è tempo, la valle sagrada ci attende. Saliamo a bordo di un pulmino fermo nella piazza centrale e partiamo per il nuovo tour. Prima sosta ad un mercato, i ragazzi sono ormai entrati nella mentalità “srilankese” e gli acquisti sono incontrollati. La seconda tappa è un mercato ancora più grande dove trovo un seggiolino uguale ai nostri, l’impulso di acquistarlo è irresistibile, affare fatto. Mi chiedo, se in un viaggio precedente avessimo comprato un armadio, come mi comporterei ora? fatal error?
Con sacche sacchetti, borse e borsoni risaliamo sul pullman e ci dirigiamo alla fortezza di Ollantoyanbo. Per me il sito inca più suggestivo visitato sino ad ora. Ci sono impegnative scalinate che potrebbero comprometterne l’omologazione, ma il posto è carico di energia da far paura. Dopo l’escursione, che ribadisco veramente interessantissima e spero che le foto e i miei racconti possano farti immaginare, passiamo ad un altro, tanto per cambiare, mercato. Ormai siamo saturi e giriamo semplicemente per il gusto di mescolarci ai locali. L’ultima tappa è a Chinchero dove si trova una vecchia chiesa spagnola e… manco a dirlo, l’immancabile… mercatino.
Il tragitto, i panorami, il cielo, le luci e i colori sono straordinari, siamo a 3950 metri e ai nostri lati si ergono montagne che superano i 6000 metri. Purtroppo non riesco a godere appieno dello spettacolo offerto perché il mio fisico inizia a dare segni di cedimento, ho delle dolorose fitte alla pancia, ho le scalmane, sudo caldo e sudo freddo, l’unico obiettivo è raggiungere un bagno. Sto contemplando l’ipotesi di fermate il pullman e operare ai lati della strada. Finalmente arriviamo a Chichero dove mi calmo un attimo e individuo i servizi a disposizione. Proseguo la visita più sereno, anche questo posto è bellissimo, ti voglio mandare un bacione anche dai 3950 di Chichero. Dopo un minuto di visita alla chiesa decido di salutare la compagnia per impegni non più rimandabili. Meglio raggiungere con un po’ di margine i servizi. Devo dire che tutti bagni che abbiamo trovato e sono stati molti, erano tutti in condizioni perfette. Espletata la pratica torno dai ragazzi già a zonzo per le bancarelle, maglioni come se piovesse, un capo 3500 lire, ci vorrebbe più tempo e un camion. Rientriamo a Cuzco dove mi si accende la lampadina di “internet”, orma la mia astinenza da te è convulsiva, devo assolutamente sentire la tua voce o quantomeno spedirti un messaggio. Purtroppo i computers non riescono a collegarsi e mi tocca rimandare a dopo, il tentativo di contatto. In serata dopo le docce, o quasi, c’è qualche salto di showers, l’acqua è 2 gradi, all’esterno siamo a 1, consumiamo il secondo pasto decente, (filetto al pepe verde) e visioniamo due pub per la verità molto turistici. Branda abbastanza presto, anche Stew e Sandro iniziano a cigolare.

Perù, 08/12/2000

Bip bip, bip bip, sono le 8.00, le coperte sono sempre più pesanti da alzare, ma il mio pensiero fisso ormai è parlare con te, “a son propri andè”, devo assolutamente sentire la tua voce, ma il ritmo è forsennato, in strada sono già pronti per accompagnarci alla stazione dei pullman. First class, nella sala di attesa ci sono tre seggiolini come i nostri, gli chiedo se ne vendono una ma mi rispondono che non sono in vendita, per fortuna se no altro che 25 kili di bagaglio metto assieme. All’arrivo del nostro mezzo, Sandro sbianca, è piccolissimo, ma per fortuna siamo solo in cinque. Questa è una tappa di trasferimento tra Cuzco e Puno lago Titicaca, ma comprende diverse escursioni. Per prima una chiesa spagnola, che Stew vorrebbe saltare per guardare le due bancarella sulla strada, la seconda è un sito inca a parer mio molto artefatto, ma non voglio sbilanciarmi prima di approfondire.
Attraversiamo paesini molto carini, completamente fuori dal mondo ai piedi delle Ande. Sandro mi spinge a fotografare cose che a me non dicono niente, ma il professionismo è professionismo. Ci fermiamo a mangiare in un paese veramente sperduto, ma dietro un angolo sbuca un cartello con scritto guinness dei primati per la grigliata più lunga del mondo, va mo là. Sempre tra paesaggi eccezionali arriviamo al punto più alto del nostro giro, 4300 metri ai piedi di un ghiacciano di 6500 metri. Giungiamo finalmente a Puno, e subito una visione del lago ci gratifica dopo il lungo viaggio, sondiamo 2 o 3 alberghi e ci sistemiamo nei pressi del centro. Beviamo due birrette in tranquillità poi al rientro in hotel scatta internet, il primo messaggio è breve ma accompagnato dagli olè dei ragazzi. Un occhiata a grande fratello, ( le prime due edizioni, ebbene si, le ho guardate), e poi tutti a riposare.
Io non riesco a pisolare però, torno al computer per tempestarti di messaggi, sono molto felice, credo ci siano tutti presupposti che le maul vadano a buon fine anche dai 3850 metri del Titicaca. Comunque domani, il pomeriggio è a disposizione e ho una scheda da 30 soli per provare a chiamarti, buonanotte e sogni d’oro. A cena proviamo la trota, è buona, rimaniamo soddisfatti. Ci sciroppiamo due pub uno turistico ed uno peruviano, ma la spinta è scarsa, tutti a nanna.

Perù, 09/12/2000

 

Ore 8.00 ci sono in programma le isole galleggianti degli Uros, ma la domanda che sorge spontanea è un'altra,: reggeranno il peso di Sandro e Stew. La barca e tranquilla, anzi troppo, fa i due all’ora, l’escursione è alla tua portata, pienamente omologata. Queste isole e i suoi abitanti sono veramente uniche. Stew fa due salti e si bagna completamente le scarpe tra le risate generali. Navighiamo su una barca del sole, le stesse dell’isola di Pasqua, e molto simili a quella trovata nella tomba di Cleopatra, very mistery. In barca con noi c’e anche un americana di 50 anni che invitiamo a bere due birrette. Io e Sandro notiamo che mentre parla con Stew si gonfia sempre più, ci chiediamo se stiamo sballando o e lei che sta scoppiando. E’ finalmente il momento del contatto, lascio la compagnia e mi precipito ad un telefono, compongo il numero ed ecco che ti sento, il mio amore, la telefonata passa in un soffio, mi scendono lacrime di coccodrillo, sono troppo contento per trattenere l’emozione. Faccio appena a tempo a riprendermi che incontro i ragazzi per strada, l’americana se n’è andata, loro sono cotti come mele, io sono svuotato e sicuramente bollito in altra cottura che non ci accorgiamo di essere accerchiati da 15 lava scarpe alla ricerca di denaro. Ci rifugiamo a stento in albergo, dove scatta il secondo a letto senza cena sempre per la gioia di Stew bramoso di spaccare il mondo ma appena si appoggia piantato come un pietrone inca.

Perù, 10/12/2000

Oggi finalmente mattina a disposizione prima del volo di ritorno a Lima, mega dormita, sono le 13.00. Dalle 18,00 alle 13,00 fanno 19 ore di sonno consecutive, forse ce n’era proprio bisogno.
L’aereo ci porta nella capitale con scalo a nostra insaputa ad Arequipa. Visioniamo numerosi hotel per trovare i requisiti giusti per Stew e Sandro, poi ci prepariamo per la mia ultima sera in Perù. Ormai ti vedo in continuazione davanti ai miei occhi, sento la tua voce sussurrar parole alle mie orecchie,vivo ormai in una trans mistica, non vedo l’ora di riabbracciarti. Per l’ultima cena andiamo nella via della pizza ormai punto fisso delle notti di Lima e mangiamo spaghetti alla carbonara. Il filetto costa 35000 lire, meglio variare la dieta. Passiamo due pub completamente deserti. Oggi è domenica e la gente sta in casa. Facciamo un salto anche in disco, ma il rohn non va giù, la birra fa fatica, la spinta è poca, sono il primo ad alzare bandiera bianca..

Perù, 11/12/2000

E’ l’ultimo giorno, dormiamo fino alle 12.00 poi via per un tour nel centro di Lima. Il mio fisico è completamente andato, mi sto tenendo per il Mcnifica, ma lo stomaco è un susseguirsi di fitte, la testa è un “prillone” continuo, che dire speriamo di recuperare. Guardiamo qualche negozio di souvenir, ma la visita procede svogliata, scoordinata, io non sono per niente in forma, i ragazzi hanno fatto tardi, ripieghiamo nel più tranquillo quartiere di Miraflores per la classica birretta. Ma non va proprio giù, provo a riposare un po’. Mi sento leggermente meglio, è l’ora della partenza, esco dalla camera e soprattutto dall’albergo, come dalla casa del grande fratello. I ragazzi urlano dalla finestra del settimo piano mentre salgo sul taxi. Devo ammettere che un po’ di groppo in gola c’è l’ho, ma via, è ora di tornare a casa. Ho appena il tempo di spedirti un messaggio dalla postazione internet del terminal, prima dell’inizio progressivo del panico dell’attesa. Mi sento malissimo, ho delle scalmane da paura, i miei vestiti sono impregnati di sudore, sento gli sguardi della gente su di me, sembra che la testa e il cuore stiano per scoppiare, ma le pulsazioni sono regolari. Cerco di calmarmi e tengo botta fino all’imbarco, tutto può succedere, ma devo imbarcarmi sull’aereo, salgo ed entro in stand by fino ad Amsterdam, non mangio, non scendo nemmeno ad Aruba, faccio scorta di zucchero e nei cieli del vecchi continente son di nuovo tranquillo. Sull’ultima tratta subentra una gran paura che cada l’aereo, pauraaaaaaaa! Io ti voglio, finalmente atterriamo al Guglielmo Marconi di Bologna, scendo dalla scala dell’aereo piangendo, ma devo farmi forte, non voglio che mi vedi coi lacrimoni, ma poi, improvvisamente, eccoti, la cosa più bella del mondo. Ringrazio Dio per averti potuto riabbracciare. Dopo quest’ultimo giorno passato in un inferno emozionale di sofferenza fisica e spirituale, mi sento molto vicino a te e a Dio. ho voglia di darti tutta la felicità del mondo, ho voglia di dare di più al prossimo.